Gratis e altruismo, la gift economy

 - by davide

Prima dell’avvento dei computer, di internet, dell’e-mail, dei blog, del peer 2 peer (P2P) e per quanto le persone continuassero a comprare beni le une con le altre, c’è sempre stata anche una sorta di contro tradizione costituita dalla donazione: la distribuzione di beni in forma gratuita.

La situazione in cui gli scambi di beni avvengono senza che ci sia una valutazione economica e quindi un compenso in denaro, viene definita economia del dono (gift economy). La gift economy (nota anche con i nomi di general economy, potlatch economy o reverse market) si basa sull’abbondante, talvolta eccessiva, circolazione di beni gratuiti, con una generale, intangibile aspettativa di reciprocità da parte della comunità allargata.

All’opposto della gift economy c’è un’economia ristretta, che deriva dalla scarsità più o meno reale dei beni. A questa categoria appartiene l’economia stessa della società; nell’ambito delle scienze sociali infatti, l’economia è definita come la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse limitate tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione .

Queste due facce dell’economia non si escludono a vicenda e non sono propriamente due opposti. Una società non può decidere di operare in accordo di una o dell’altra in quanto sono due facce della stessa medaglia. La gift economy di solito si manifesta in episodi occasionali all’interno di economie ristrette, come Woodstock, la scena Rave in Inghilterra della fine degli anni 90, il free software GNU/Linux, Napster e tutti i software open source che gli sono seguiti.

Non mancano comunque esempi di civiltà basate sulla gift economy, come gli Iroqui, un’antica popolazione nord americana il cui sistema economico era caratterizzato dalla proprietà terriera, la divisione del lavoro in base al genere e alla gift economy. I diversi clan di questa civiltà si scambiavano doni con l’idea di una corrispondenza reciproca da parte della società allargata basata sulla collaborazione.

Storicamente la gift economy è sempre stata un fenomeno marginale all’interno delle società occidentali. La rapida espansione di internet e dei personal computer però sta cambiando le cose: sempre più persone possono produrre beni digitali in modo facile e conveniente. Tali strumenti rendono poi possibile l’interazione e la condivisione delle proprie creazioni tra queste persone.

Sempre molte più persone entrano a far parte di community di pari (peer) e collaborano gratuitamente, anche solo per la propria soddisfazione personale. Basti pensare a Wikipedia, Youtube, MySpace…

Il numero di aziende che scommettono su queste community è tutt’ora in crescita. Quello che sta nascendo è una diversa concezione di lavoro, che non va a sostituire quella classica, ma che offre nuove opportunità di crescita anche per le aziende.

Un esempio di questa nuova concezione di lavoro, dove produttori e consumatori collaborano insieme è portata da Lego che ha avuto il merito di aggregare una delle prime community di prosumer (termine nato dalla commistione di producer e consumer), nonché una di quelle tuttora più vivaci. L’azienda è diventata un simbolo di come si possa coinvolgere profondamente i clienti nella co-creazione e nella co-innovazione dei prodotti. Da tempo Lego offre su internet strumenti per incoraggiare lo scambio di modelli e la peer-production. Nel 2000 il suo progetto My Own Creation portò a una gara per il miglior modello creato da un utente. Lego Mosaic permetteva invece agli utenti di scaricare immagini che venivano poi convertite in mattoncini 2D, scaricabili da chiunque. Nel 2005 Lego ha infine lanciato Lego Factory, un software scaricabile gratuitamente con cui si possono progettare e costruire delle creazioni virtuali Lego, caricarle sul sito dell’azienda e ricevere dopo una settimana circa, a casa, un kit con tutti i pezzi necessari in una scatola, su cui c’è l’immagine del progetto inviato. L’aspetto più incredibile è che anche i progetti inviati sono poi a disposizione di tutti gli utenti che possono ordinarli insieme alle creazioni ufficiali di Lego.

Contribuire gratuitamente alla creazione di qualcosa, non vuol dire che non ci sia alcun tipo di guadagno o di ritorno tangibile. Due casi esemplari sono quelli di Linus Torvalds, l’inventore del kernel di Linux (la componente centrale del sistema operativo) e Shawn Fanning, il creatore di Napster. La reputazione creatasi con la libera circolazione di idee, beni e servizi può costruire solide carriere e a volte veri e propri imperi finanziari.

La nozione di egoboo (espressione colloquiale che indica il piacere di essere riconosciuto pubblicamente per il lavoro volontario) è diventata uno strumento utile per spiegare il successo di community on line della gift economy di ogni tipo. Eric Raymond in The Cathedral and the Bazaar osserva come il movimento open source stia rimodellando l’egoismo degli individui verso una maggiore predisposizione alla collaborazione, unico modo per raggiungere obiettivi complessi. Il dare attribuisce potere a chi dona.

In genere alla base dell’economia del dono si possono riscontrare motivazioni di tipo altruistico e spinte dalla generosità, anche se dietro a questi scambi gratuiti c’era l’idea di una corrispondenza reciproca. Il dono, la condivisione o la distribuzione gratuita di un bene, come si vedrà più avanti, sottendono un qualche tipo di corrispondenza in termini che possono andare dal riconoscimento a modelli di business particolarmente sofisticati.

Nonostante la funzione della gift economy sia per lo più aliena alle convenzioni o al modo di pensare delle società occidentali, è un vero e proprio mezzo per l’acquisizione di cose e la garanzia che i beni rimangano in circolazione, fuori dal controllo di coloro che vorrebbero accumularli e fare in modo che tutti gli altri paghino per averli. I software liberi non sono più cose per meri nerd , ma stanno acquisendo importanza perché permettono a chiunque di usufruirne e sempre più persone lo stanno facendo. Non ci sono ragioni evidenti per cui queste tecnologie aperte e le filosofie che le supportano, non si possano sposare con strategie convenzionali di business.

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