GRATIS E CONDIVISIONE: LA PEER ECONOMY

 - by davide

James Surowiecky in The Wisdom of Crowds: Why the Many Are Smarter Than the Few and How Collective Wisdom Shapes Business, Economies, Societies and Nations arriva a dire che spesso le decisioni prese da gruppi sono meglio di quelle prese dai singoli membri del gruppo. Le quattro condizioni perche? cio? avvenga sono che nel gruppo ci siano diverse opinioni (ogni persona deve poter dare una propria versione dei fatti, anche se eccentrica), che le persone siano indipendenti (le opinioni delle persone non devono essere condizionate dalle persone che gli stanno intorno), che i gruppi siano decentralizzati e che ci sia un qualche meccanismo aggregante per fare in modo di trasformare un’opinione privata in una decisione collettiva.

La collaborazione delle reti (network collaboration) sta ponendo degli interrogativi sui modi in cui si comunica, si pubblica, si fa impresa e si costruisca una conoscenza collettiva. Questo e? possibile grazie all’avvento di tecnologie gratuite basate sullo scambio di poco da parte di molti.

Il termine peer to peer e? spesso associato alle community di file sharing, dove gli utenti possono scambiarsi file (gratuitamente e non sempre legalmente) all’interno della comunita? di pari in tutto il mondo. Piu? recentemente pero?, la collaborazione dei pari e la nascita e la crescita di reti ha allargato il senso della condivisione, secondo Michel Bauwens, il fondatore della Foundation for peer to peer alternatives , a tre ambiti diversi: la peer production, la peer governance e la peer property.

La peer production si ha quando gruppi di persone decidono di iniziare a fare qualcosa insieme, a produrre qualcosa, come Linux e Wikipedia in quello che e? stato definito come il terzo modo di produrre. Produrre non per un profitto o per un bene pubblico, ma per il valore della community e dei suoi utenti. Una volta che diverse persone contribuiscono volontariamente a un progetto in una comunita? di pari, si pone il problema di come gestire il progetto stesso e le relazioni. Peer governante e? il termine utilizzato per definire questo nuovo tipo di gestione tipicamente non gerarchico. Peer property invece definisce le modalita? di distribuzione e utilizzo di un prodotto unico generato da molti.

Fenomeni di peering sono in un certo senso sia qualcosa di nuovo che qualcosa di estremamente antico. Probabilmente infatti, quando le persone vivevano in piccoli villaggi in piccole comunita?, senza nessuna entita? superiore come uno stato, migliaia di anni fa, e? possibile che si organizzassero come comunita? di pari, quali erano.
Il fatto e? che, non appena si raggiunge un certo numero, stimato da diversi studi intorno alle 150 persone, e? necessario organizzarsi diversamente.
Questo numero, definito numero di Dunbar, e? il limite delle relazioni che una persona sola e? in grado di gestire da sola. Oltre alla modalita? di pari, le relazioni, gli scambi e le interazioni diventano piu? complesse, vengono introdotte delle dinamiche gerarchiche.

La differenza rispetto alle comunita? primordiali dei villaggi, e? che oggi, grazie alla tecnologia e? possibile scegliere di organizzarsi in piccoli gruppi per lavorare anche su progetti complessi, anche senza bisogno di essere tutti fisicamente nello stesso posto. La tecnologia ha semplificato il processo di incontro di persone con interessi simili e ha messo loro disposizione strumenti necessari a produrre e a scambiarsi conoscenze.

Il fenomeno del peering, in questi anni, e? in forte espansione, con Wikipedia, Linux e i free software in generale si ha avuto prova di come si possano creare prodotti anche migliori di quelli proprietari, ma a questo punto e? giusto domandarsi se quello del peering sia un modello sostenibile: se questo lavoro comune e volontario e? poi fruibile gratuitamente, come vivranno gli sviluppatori?

In questa prima fase di evoluzione il peering deve necessariamente ritornare al mondo del mercato in un’ottica di capitalizzare il proprio lavoro, trovando servizi completivi di quello che hanno creato, vendendo assistenza, mentre le imprese diventano sempre piu? dipendenti dagli sviluppi di questi nuovi mezzi di produzione, con i quali devono cercare di convivere.

Alan Page Fiske discute della peer production e di altri metodi produttivi in uno dei suoi lavori piu? rilevanti, The Structure of Social Life. Secondo Fiske ci sono quattro tipi di dinamiche, caratterizzate da diversi tipi di combinazioni relazionali, valide nel tempo (sincrone e asincrone) e nello spazio (utilizzando il concetto di ubiquita? nelle reti). Questi quattro modelli sono la condivisione (communal sharing), la classificazione autoritaria (authority ranking), corrispondenza di valore (equality matching) e il mercato del prezzo (market pricing). La condivisione e? caratterizzata da rapporti paritari tra i membri del gruppo. Nella classificazione autoritaria le persone hanno posizione asimmetriche di ruoli, in cui devono sottoporsi a gerarchie, dinamiche di rispetto e a volte anche di ubbidienza, dove i superiori hanno invece maggior responsabilita?.

Nella corrispondenza di valore le relazioni tra le persone prendono atto delle differenze tra i partecipanti e sanno cosa occorre per ristabilire equilibrio. La filosofia del dare per ricevere con scambi di favori di uno stesso livello. Quando invece nello scambio vengono contraccambiati dei soldi si e? in presenza di un mercato del prezzo, dove le relazioni in questo contesto sono orientate da interessi. l soldi non sono l’unico movente per comportamenti egoistici, competitivi o materialistici, ma ognuna delle quattro categorie di relazioni puo? manifestare questi comportamenti.

Le societa? non corrispondono mai a un modello unico di relazione, ma presentano queste dinamiche in modelli misti.

Il peer to peer e? speso descritto come forma di gift economy, anche se descrivere il P2P in questo modo sembra pero? limitante. Il motivo dominante tra gli utenti i pari non sembra essere infatti la corrispondenza di valore, sembra non essere cosi? forte l’idea di reciprocita?. Ognuno contribuisce secondo le proprie capacita? e alla propria buona volonta?, ognuno poi prende in base ai propri bisogni, senza pero? nessun obbligo di reciprocita?.

La peer production riesce a manifestarsi al suo meglio nella produzione di beni immateriali, dove chi contribuisce impiega solo il proprio tempo libero e le proprie conoscenze, impiegando in genere uno sforzo minimo rispetto ad altri non esperti nello stesso settore. Secondo Linus Torvalds infatti le persone si auto selezionerebbero in base a cio? che sanno fare meglio.

Quando gli scambi diventano materiali e c’e? un effettivo costo alla produzione la forma della condivisione si interseca con quella della corrispondenza di valore, seppur mantenendo l’idea del dono.

Se e? vero che dalla creazione volontaria della peer production e dalla distribuzione gratuita di prodotti open source non e? possibile ottenere dei ricavi diretti, e? vero anche che il peering contribuisce a forme distribuite di capitalismo. Il largo utilizzo di software open source nelle imprese, supportate da venture capitalist e grandi compagnie IT come IBM, sta contribuendo a democratizzare il mercato monopolistico del software controllato da Microsoft e Oracle, mentre Skype e la tecnologia Voip stanno stravolgendo il modello delle imprese Telecom. Questo approccio della peer production non suggerisce solamente alle imprese di cercare modelli di business dietro ai prodotti, focalizzando di piu? l’attenzione sui servizi associati a modelli FLOSS (Free/Libre Open Source Software).

I dubbi legati alle reali possibilita? di diffusione del modello della peer production all’infuori di beni immateriali sono forti, anche se non mancano esempi e direzioni di sviluppo basate soprattutto con ideali altruistici di volontariato e carita?, o ecologia.

Le condizioni perche? il p2p possa crescere all’infuori della sfera immateriale, intellettuale o della produzione di software sono quelle che ci sia un facile (se non libero) accesso a tecnologie distribuite. Dove, altrimenti, e? gia? disponibile una qualche forma di capitale fisso distribuito, come nel caso delle automobili, che hanno dato vita al fenomeno del carpooling. Un’ulteriore possibilita? e? la gestione di capitali finanziari distribuiti, acquisti cooperativi, come nel caso degli investimenti statali per organizzazioni open source.

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