Introduzione

 - by davide

A qualcuno di voi, stamattina, sarà capitato di avere tra le mani una copia di Metro e sfogliarne il contenuto durante il tragitto in metropolitana; di aver ascoltato musica scaricata da internet e messa sull’ipod; di aver ascoltato la radio a colazione o nel tragitto per andare al lavoro; di aver ricevuto un omaggio o un invito in stazione, scesi dal treno; di aver dato o ricevuto un regalo; di aver guardato la televisione; di aver cercato informazioni su Google, letto le notizie su qualche giornale online, visto un video su Youtube, scaricato la posta utilizzando Gmail. Insomma, vi sarà capitato, anche solo stamattina, di aver avuto esperienza del gratis.

Perché gratis? Quali sono le motivazioni che spingono un produttore a distribuire il proprio bene gratuitamente? Si tratta di puro e semplice altruismo? Di un’aspettativa di corrispondenza da parte di una comunità allargata basata sull’altruismo? Di amore verso il prossimo? Carità? Volontariato? Mecenatismo? O si tratta di meccanismi di marketing, di tentativi da parte di un produttore o un distributore di aumentare il proprio profitto, migliorare la propria reputazione? Esistono delle ragioni economiche razionali che possono giustificare questo comportamento? Ma è davvero gratis?

Quanto costa il gratis? parte da queste domande e cerca di analizzare il gratis in ogni sua forma, cercando di arrivare a definire delle spiegazioni economiche razionali che giustifichino questi comportamenti, cercando di capire i punti deboli e gli spunti interessanti di modelli di business che comprendono uno scambio senza un corrispettivo in denaro.

La tesi è divisa in tre parti. La prima illustra il gratis al di fuori di contesti dove il profitto è il motivo per cui si produce. La seconda analizza, invece, come e perché le imprese stiano avventurandosi in scambi a costo zero. La terza, infine, cerca di verificare se e come il gratis eserciti un’influenza sulla reputazione o sulla qualità, arrivando poi a definire cosa non sarà mai gratis.

Il primo capitolo presenta alcuni studi antropologici che analizzano storicamente l’economia del dono dove l’altruismo o una più generale aspettativa di corrispondenza in una società allargata basata sull’altruismo e fondano le basi di certi scambi che non comportano un corrispettivo immediato e tangibile. Il secondo capitolo illustra l’esempio di couchsurfing.com un sito che serve da punto di incontro per persone che mettono a disposizione il proprio divano e i viaggiatori che ne fanno richiesta. Couchsurfing.com introduce il tema del volontariato e del non profit e di come la rete faciliti sempre di più l’incontro di persone disposte a concedere gratuitamente anche casa propria per aiutare il prossimo. Con questo esempio il gratis viene associato alla carità. Internet, gratis e condivisione sono analizzati nel capitolo quarto. Con la peer economy si approfondisce il discorso rispetto alla condivisione e alla democratizzazione degli strumenti produttivi, grazie soprattutto alla diffusione del personal computer e di internet.

L’open source, nel capitolo cinque, è presentato come motivo di produzione in cambio di ideali di libertà (free as a speech, not as a beer). In questo capitolo vengono presentati degli esempi di aziende che hanno sposato la causa dell’open source (come IBM) e di come sia possibile trarre dei profitti dalla condivisione e dalla distribuzione gratuita. L’open source permette di arrivare a fare delle considerazioni sulla meritocrazia e sulla gestione della proprietà intellettuale. Vengono infine definiti i beni pubblici come esempio particolare di bene, del quale possono fruire tutti (bene non escludibile), ma è difficile decidere di produrne perché è pressoché impossibile trarne profitto direttamente.

Nel capitolo sesto, promozione e marketing introducono il tema del gratis come mezzo in un ottica di profitto. Beni e servizi sono distribuiti gratuitamente in un tentativo di aumentare le vendite. Il mecenatismo è considerato in questo capitolo perché la sponsorizzazione è motivata dal tentativo di accrescere la reputazione.

Il settimo capitolo, il futuro delle imprese è il gratis?, analizza modelli di business che si basano sul no price e individua i principali fautori, arrivando a definire le virtù e i limiti di modelli basati sulla pubblicità o sullo scambio di informazioni personali, dei mercati multi-sided, e di esperimenti di gratis come generale evidenza di un interesse da parte delle imprese a confrontarsi con il costo zero.

Il rispetto del gratis, nel capitolo otto, porta alla luce un problema del gratis, di come possa indurre allo spreco e di come sia difficile prevedere il comportamento delle persone in presenza di un dono.

Il capitolo nove pone un serio interrogativo su come il gratis comporti dei compromessi con la qualità di un bene un servizio. Compromessi che non sempre vogliono dire che la qualità è bassa se il costo è zero, ma che possono indicare la mancanza di garanzie o di autorevolezza.

Sulla scia del capitolo nove, Cosa non sarà mai gratis presenta sette valori per i quali non è possibile prevedere la mancanza di un compenso: immediatezza, personalizzazione, interpretazione, garanzia e certificazione, mecenatismo, reperibilità, lusso.

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